giovedì 7 marzo 2013

Paese che vai, saluto che trovi.

Prendere il taxi in Cina è sempre un'esperienza formativa, ti fortifica e ti riconnette con la popolazione locale.

Io lo uso raramente, la mia fida bicicletta mi porta ovunque e credo più nella mia guida che in quella del tassista medio, salire su un taxi vuol dire "rischiare la vita", nonostante le nuove regole della strada si continua a sorpassare a destra e anche a sinistra, si usa la corsia di emergenza e anche quella dell'autobus, i pedoni ed i ciclisti rischiano la vita (letteralmente) ad ogni angolo.
Salire su un taxi vuol dire rischiare di essere portato da un'altra parte, rischiare di essere lasciato in mezzo al nulla, rischiare di non arrivare mai a destinazione.

Ma salire su un taxi è anche una di quelle rare occasioni per parlare in cinese....dopo aver detto l'indirizzo, il simpatico tassista mi ha subito fatto i complimenti per il mio fantastico cinese, basta sempre così poco in Cina per vedere apprezzate le proprie doti linguistiche, anche un banale Nǐ hǎo a volte basta per ricevere mille complimenti, dire l'indirizzo e specificare anche l'incrocio è una cosa quasi da standing ovation.

Fiducioso delle mie doti linguistiche ha cominciato a farmi le solite domande....

"Sei Americana?"
"No sono Italiana."
"Ah....l'Italia, bellissimo paese, Milan, Inter, Totti . Qual'è la tua città?"
"Udine..." Ma come al solito Udine non fa suonare nessun campanello.
"Venezia...lì vicino."
"Venezia...Ah Venezia, Venezia è bella, Venezia e Suzhou uguali."
Suzhou è chiamata la Venezia d'oriente ed hanno anche una gondola stipata in un museo.
"No proprio uguali, uguali....ma anche Suzhou è bella."
"Quanti anni hai?"
"39..."
"Veramente? Sembri così giovane!"
"Grazie...ehm grazie".

Anche i complimenti dei tassisti mi mettono in imbarazzo, sono senza speranze.

Entriamo all'ingresso del Compound e la guardia ci fa rallentare per controllare chi c'è in macchina e poi ci fa ripartire facendoci il solito saluto militare (che riceverete all'ingresso di quasi tutti i compound), ma questi nuovi ragazzi, addirittura a volte battono i tacchi (manca solo il braccio alzato), vedo il mio simpatico amico che scuote la testa...

"Ma Voi a Venezia salutate così?"
"Così come?"

Ormai i guardiani e il saluto militare sono entrati nel mio quotidiano, se non battono i tacchi e alzano il braccio, normalmente non ci faccio caso.

"Così..." Toccandosi la fronte con la mano destra.
"No, no, noi salutiamo come Voi, voi dite Nǐ hǎo Nǐ hǎo, noi diciamo Ciao Ciao, quasi simili..."

"E'allora perchè lo fanno, sono un pò ridicoli, io credevo che a Voi Laowai piacesse.

"No, no a noi italiani non piace, salutaci sempre con un Nǐ hǎo o con un Ciao."

"Ma allora perchè?....forse piace ai Měiguó rén."

"Uh sì....forse ai ragione, piace agli Americani e secondo me anche ai Francesi."

"Veramente anche ai Fàguó rén?"

"Può essere....ma ricordati, agli italiani puoi dire Ciao o Nǐ hǎo".

" Ciao Yìdàlì de péngyǒu Nǐ de zhōngguó shì fēicháng hǎo." 

(trad. Ciao amico italiano, il tuo cinese è veramente buono.)



Questa canzone spiega esattamente le barriere linguistiche che un "povero" Laowai si trova ad affrontare ogni giorno.