martedì 21 ottobre 2008

IL GIARDINO DELL'UMILE AMMINISTRATORE



Giardino dell

Sabato, complice una giornata di primavera invernale, cielo azzurro e bianche nuvolette, io ed i ragazzi siamo andati al giardino " Dell'umile amministratore",  molto ampio rispetto a quelli che abbiamo visto fino a questo momento.

Il suo nome deriva da una massima del filosofo Fan Yue: "La politica dell'uomo semplice consiste nel coltivare il proprio giardino per soddisfare le necessità quotidiane", questo era un giardino privato e sorgeva dietro la residenza principale. Nei giardini di Suzhou, il mandarino guardava le tre lune.
 La luna  nel
 cielo scuro della notte, quella riflessa in uno specchio appeso alla parete e la luna incerta che affiora tremolante sulla superficie increspata del laghetto. Il giardino è ricco di fiori di loto, purtroppo noi siamo arrivati tardi per la fioritura che deve essere stata uno spettacolo meraviglioso…
Suzhou è una città industriale della regione dello Jiangsu, è stata conosciuta in passato come la capitale della seta, c'è anche un museo, poco lontano dal giardino con enormi telai, e qualche vestito d'epoca, oltre alle minuscole scarpine delle donne. Nel 1276, ci passò anche Marco Polo che non poté che
rimanere colpito dal Grande Canale Imperiale, un canale artificiale di 1800 chilometri che permetteva il collegamento fluviale tra Pechino e il bacino dello Yangtze.
Suzhou è famosa anche per i suoi giardini classici che ebbero la massima fioritura durante le due ultime dinastie Ming (1368-1644) e Qing (1644-1911).
L’architettura è lo scrigno che custodisce questi piccoli mondi preziosi
progettati da artisti famosi, i giardini sono di tre tipi
imperiali come il Palazzo d’Estate a Pechino, privati e religiosi (annessi a monasteri buddisti) - a Suzhou si possono ammirare soprattutto giardini privati. 
Li fecero costruire mandarini e altri alti funzionari dell’imperatore che, giunti
alla fine della loro carriera, scelsero di trasferirsi in questa elegante città.
Nel XVI secolo, periodo di massimo splendore, si contavano 271 giardini di cui, tra fasi di abbandono e degrado, e il passaggio Rivoluzione Culturale, ne sono sopravvissuti solo una decina che sono stati restaurati e riaperti al pubblico nel 1953: il Padiglione delle Onde Sorgenti, il Bosco del Leone, il Giardino dell’Intrattenimento, il Giardino della Coltivazione, il Giardino delle Coppie, il Giardino dell’Armonia, il Giardino della Meditazione, inoltre il Giardino dell’Umile Amministratore, il Giardino del Maestro delle Reti, il Giardino del Dolce Oziare e il Giardino Circondato dalla Bellezza (questi ultimi quattro sono dal 1997 patrimonio mondiale dell’Unesco).
I giardini cinesi stupiscono soprattutto perchè gli architetti hanno preferito la natura rispetto agli edifici, i padiglioni sono solitamente piccoli e si intravededono attraverso le fronde degli alberi, o dopo i ponti a zig zag, (ricordate che gli spiriti maligni possono procedere solo in linea retta), che spezzano la continuità dello sguardo, una specie di illusione ottica che ti fa scoprire il paesaggio poco alla volta. Le varie aperture sui muri, che sembrano casuali, sono studiate con cura e proiettano le immagini del giardino, paesaggi che sembrano dipinti ma che sono reali e studiati con cura, come quasi tutto in un giardino cinese, tutto è governato e manipolato dall'uomo, corsi d'acqua, laghetti e cascatelle, colline, grotte e caverne, tutto realizzato dalla sapiente mano degli architetti.
Giardino dell
I padiglioni sono costruzioni di piccole dimensioni con i tetti spioventi e porte scorrevoli di carta di riso, 
crevano un collegamento tra spazi esterni e spazi interni, collegati tra loro da corridoi e pensiline, terrazze e ponticelli, dove non ti stupiresti di veder apparire una concubina sostenuta da una governante a causa dei piccoli piedi doloranti.  Sui muri ci sono aperture  strane, che comunque servono alla prospettiva, alle sfumature  che il paesaggio poteva regalare, esagoni con i lati ricurvi, ventagli, bottiglie, fiori stilizzati, rettangoli, cerchi….
Giardino dell
C'è il padiglione per la musica, per la meditazione, per prendere il tè e per ogni altra attività,  tutti gli ospiti erano soprattutto nutriti dalla bellezza della natura, e dalla tranquillità che si respirava, lontano dai percorsi caotici un eden dove rifugiarsi.
In un piccolo padiglione del Giardino dell’Umile Amministratore dove il mandarino Wang Xianchen era solito sedere in alcuni momenti della giornata, c'è una scritta che dice :
“Con chi mi siedo?”.
“Con la luna e con il vento”.
 Il vecchio dignitario sedeva di sera in compagnia della luna, di giorno con il vento.
I nomi dei ponti o dei padiglioni sono poetici, “Ponte dell’Arcobaleno Volante”,
“Collina della Caccia alle Nuvole”, “Padiglione del Profumo di Osmanto”, “Padiglione della Brezza Rinfrescante”, “Padiglione della Vera Delizia”, “Padiglione dell’Ombra Dormiente”, “Sala della Fragranza che si diffonde”, “Sala della Nuvola che Dorme”, “Sala della Pace e della Felicità”, “Sala dell’Erudizione e dell’Eleganza”.

C'è un bellissimo angolo pieno di Bonsai meravigliosi...
Giardino dellQuesto era il tronco di uno vecchio quasi 600 anni...

Bonsai

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