martedì 16 giugno 2009

SCUSA MA TI CHIAMO AMORE


16/06/2009
SCUSA MA TI CHIAMO AMORE
Ammetto di non aver mai preso in mano un libro di Moccia, e credetemi non lo dico per darmi un tono da intellettuale impegnato, non ne ho mai avuto l’occasione, nessuno me lo ha regalato ed io da sola non me lo sarei comprato, i libri costano ed io investo in libri diversi, ma se mai lo trovassi sulla libreria di qualche amico con figli adolescenti lo leggerei sicuramente, e’ un fenomeno di costume molto interessante. Non avevo neanche mai visto un film tratto da qualche suo romanzo, certo ero a conoscenza dei lucchetti di ponte Milvio, e anche di Scamarcio, ma non mi ero mai imbattuta in un suo film.
Qualche giorno fa nel negozio dei cd ho visto tra le novita’ anche questo film in italiano, solitamente quasi tutto arriva dall’America o dalla Francia, mi e’ sembrato molto strano, mi sono detta che era sicuramente un film di successo per arrivare fin qui, mi sono detta: “...lo compro, non guardo mai niente in italiano, stasera mi godo un film nella mia lingua madre...”.
Il titolo del film , “Scusa ma ti chiamo amore”, protagonisti, Raul Bova, che e’ sempre un bel vedere, e la signorina Quattrociocche ( poteva scegliersi un nome d’arte...o sara’ gia’ d’arte).
Mr Big ed io ci siamo lasciati conquistare dalle atmosfere italiane, dalle espressioni tipiche, dalla vista su Piazza di Spagna, dai ristorantini, aria di casa che scalda il cuore, specialmente vista da cosi’ lontano.
Non so come chiedervelo, mi sento un po’ in imbarazzo, e forse non ricordo bene la mia adolescenza...ma i nostri ragazzi sono davvero cosi’? Cosi’ banali, senza sguardo sul futuro, rischiano davvero la vita in gare d’auto, hanno bisogno di quel tipo di adrenalina, e sognano davvero di scappare su un isola deserta per diventare guardiani del faro, o piuttosto gli stiamo facendo credere che questi siano i valori giusti, che la discoteca e la macchinona sono le cose di cui hanno bisogno, hanno davvero bisogno di un fondo pensione?
Riflettevo, non tanto sul linguaggio banale e colorito di un adolescente, che farcisce abbondantemente il film, ma quanto piuttosto a quello che stiamo dando loro, ho trovato divertente il parallelismo tra la “gobba” di Leopardi e la caviglia rotta di Totti,  toccante l’amicizia di questo gruppo di ragazze, il tipo d’amicizia che puo’ esistere solo a quell’eta’, ma cosa stiamo lasciando ai nostri figli?
E’ davvero tutta apparenza? Realmente alla soglia della maturita’ non riescono a fare un discorso di senso logico? Io forse sono stata un’adolescente atipica, e non faccio testo, ma ricordo perfettamente che mi arrabbiavo, ne facevo questioni di principio, volevo che la mia idea fosse chiara al mondo, volevo capire tante cose, credevo nella sostanza e non nella forma, scappavo dall’omologazione...adesso mi sono ritrovata difronte a questo popolo di annoiati...ditemi che non e’ cosi’, ditemi che gli adolescenti credono ancora in un mondo migliore, che guardano al futuro, che non vogliono andare su un faro a 17 anni ma vogliono vedere il mondo e che non hanno bisogno di un fondo pensione, ditemi che non ho capito niente di questo film, ditemi che non ci rappresenta, che quelli non sono i nostri ragazzi, che quello non e’ il nostro futuro....

Nessun commento:

Posta un commento