martedì 16 giugno 2009

CENSURA



La Cina all’industria dei Pc:
«Vendeteli assieme ai filtri»
Tutti i computer venduti in Cina dovranno essere dotati di filtri che soddisfino la censura del regime
MILANO – Il governo cinese ha dato l'annuncio ai produttori di hardware di tutto il mondo: a partire dall’inizio di luglio, i computer destinati alle vendite nel Paese dovranno essere venduti assieme a un software che impedisca l'accesso ai siti internet vietati.
FILTRO OBBLIGATORIO - Due le opzioni a disposizione dei produttori: inserire il programma di default nelle macchine o venderlo assieme ai Pc, su dischetto, pronto per l’installazione. Oppure - terza alternativa - scegliere di non sottostare all’obbligo imposto e rinunciare quindi a un’importante fetta di mercato. Tuttavia, secondo i rappresentanti dell’industria dei computer che hanno esaminato il software prescelto dal governo (che in pratica collegherebbe ogni Pc al mega database dei siti «banned»), l’installazione del programma in questione da parte degli utenti potrebbe causare malfunzionamenti del sistema e renderlo vulnerabile ad attacchi, senza contare che per gli internauti non sarebbe facile determinare quali contenuti vengono bloccati e quali no. Hewlett-Packard - il produttore americano che detiene la fetta più grande del mercato cinese - ha dichiarato di essere già in contatto con il governo del Paese al fine di trovare il modo migliore per affrontare la questione, e che l’intenzione è quella di fornire un prodotto che soddisfi le esigenze dei consumatori in termini di qualità e sicurezza, nell’osservanza delle limitazioni imposte.
CENSURA – Grazie a tale mossa il regime cinese guadagnerà così un potente strumento che consentirà alle autorità di esercitare un controllo ancora più stretto sull’attività online degli internauti locali. Come spiegato dai rappresentanti del governo, «lo scopo dell’iniziativa è quello di proteggere i giovani da contenuti web pericolosi». Pornografia in primis, ha dichiarato Jinhui Computer System Engineering Co., sviluppatore del filtro scelto da Pechino, già battezzato «Green Dam-Youth Escort». Il ministro dell’Industria e dell’Information technology cinese non ha rilasciato commenti in merito all’annuncio.
Alessandra Carboni

(9 giugno 2009) - Corriere della Sera
 La Cina Mette il Bavaglio al Pc una Mossa che Nasconde Debolezza
2Dal prossimo luglio tutti i personal computer in vendita in Cina dovranno essere dotati di un software che impedisce di connettersi ad alcuni siti Internet. Siti pornografici, secondo una direttiva non ancora pubblica che il Wall Street Journal ieri ha anticipato. Che si tratti di pagine web effettivamente oscene o meno, conta poco. È assodato che le periodiche campagne di moralizzazione della Rete consentono alle autorità cinesi di bloccare anche indirizzi semplicemente sgraditi: blog critici, forum non allineati, YouTube (da settimane), i siti legati al Dalai Lama, al movimento spirituale del Falun Gong, alle anime della dissidenza, persino alla diocesi cattolica di Hong Kong. Persino gli innocui Twitter e Flickr (archiviazione e condivisione di fotografie) non funzionavano nei dintorni dell' anniversario della strage della Tienanmen, il 4 giugno... Tutti siti «armonizzati», come si dice irridendo l' ideale ufficiale della «società armoniosa». Ebbene, nulla impedisce di pensare che il software obbligatorio da luglio non preluda a una censura su qualcosa di più del porno. Il caso, com' è ovvio, mostra come la Cina - che oggi gode di libertà inimmaginabili pochi anni fa - teme molte manifestazioni delle libertà personali, in primis la libertà di espressione. E mostra un paradosso. Da una parte, Pechino esalta Internet come mezzo di conoscenza e apertura al mondo, addirittura lo promuove come strumento di democrazia diretta: vedi le chat (controllatissime) che mettono in contatto i leader con i cittadini, vedi i netizen che, con sprezzo delle normali procedure legali, sono chiamati a indagare su una morte sospetta o premono sui giudici per un caso controverso. D' altro canto, però, pretende di porre limiti alla stessa libertà che la propaganda invoca. Come se valesse solo la libertà di appoggiare le autorità, non di criticarle. È un esercizio inutile, gli escamotage per aggirare i divieti non mancano. E ingenuo, perché mostra una debolezza del potere proprio là dove, invece, vorrebbe esibire la propria forza. Marco Del Corona
Del Corona Marco
Pagina 50
Non ho parole...stasera non ho proprio parole...

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