martedì 20 gennaio 2009

SETTE ANIME



Leggendo le recensioni del film, sembra che venga considerato, nella maggior parte dei casi, un polpettone hollywoodiano, bello ma non meritevole di troppa attenzione, io non ne capisco niente di film e mi limiterò alla mia esperienza e alla mia chiave di lettura.
Alla fine è di chiave di lettura che si parla, a qualcuno il suo gesto di sacrificio sarà sembrato inverosimile, qualcun'altro dirà che si è sostituito ad una volontà suprema, nel decidere a chi donare se stesso, altri come me si commuoveranno difronte a questa scelta e difronte alla forza per portarla avanti.
Nel mio caso particolare, mi sono molto commossa, forse, per aver vissuto in prima persona il dramma del trapianto che non arriva mai, delle scale di valore che assegnano ai malati, e della sensazione di essere un numero che si ha negli ospedali.
Ho passato notti intere ad ascoltare il ticchettio metallico della valvola cardiaca di mia madre, sperando che il tic-tac confortante non smettesse mai, come Ben Tomas, il personaggio del film, ascoltavo il ticchettio, addormentandomi, cullata e coccolata dal quel suono ritmico, ma nello stesso tempo angosciata dalla consapevolezza che comunque il cuore di mia madre era provvisorio, che quella era una scappatoia, ma che l'unica salvezza sarebbe stato un cuore nuovo.
Ricordo anche i discorsi di mia madre, il non volere assolutamente sperare nella morte di qualcun'altro, immaginando il dolore della perdita ed il poco conforto che la donazione può regalare a chi resta, ricordo i lunghi discorsi, in cui discutevamo dell'accettare il cuore che ha battutto di emozioni non tue, ha accellerato i battitti per un amore che non conosci, e ricordo i miei pensieri "egoistici" nella speranza che quel giorno fosse il giorno buono, per lei e per noi, per me e mia sorella che già avevamo patito la mancanza di un padre, da bambine.
Ma ricordo anche il suo attaccamento alla vita, la forza e la vitalità delle sue giornate seppur arginate in una camera d'ospedale, e la sua speranza che in qualche posto ci fosse un "cuoricino" anche per lei.
Argomento difficile questo, l'etica fa a pugni con i sentimenti, l'altruismo si scontra con il dolore, ma torniamo al film...lui ha eletto una "famiglia", delle persone a cui fare un enorme dono, lui era consapevole di avere una grande ricchezza ma di non riuscire a goderne, la sua vita valeva moltissimo per qualcuno mentre era diventata un peso per lui...questo è quello che ho letto io, questo è quello che mi piace pensare!

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