mercoledì 3 settembre 2008

VIOLA



Da oggi, Viola scriverà con me...intanto io pubblico a nome suo questo primo post...spero che ce ne siano presto degli altri. Noi ci conosciamo nella realtà, e lei è riuscita a descrivere quello che erano i nostri rapporti, adesso con gioia la accolgo nel mio cassetto, continueremo questo viaggio insieme.


QUATTORDICI SCALINI
Ebbene si, quattordici scalini. E’ questa la distanza fisica che separa la mia casa da quella italiana di una persona che io considero speciale. Parlo di casa italiana perché lei, ormai da qualche mese si è trasferita con i suoi figli all’estero, raggiungendo così il marito e perseguendo l’unità familiare che è sicuramente parte integrante e fondamentale del suo essere.

Certamente non è solo questo il motivo, sono sicura che la voglia di conoscere, il desiderio di guardare negli occhi gente diversa, lo spirito di conoscenza, abbiano avuto un contributo notevole nella scelta di partire…sospetto perfino un pizzico di sana incoscienza.

Una donna diversa da me. Io con le mie lune, il mio talento innato nel complicare le cose, l’abitudine di vedere il bicchiere mezzo vuoto, un po’ musona… una viola d’inverno insomma.
Lei solare e positiva, fiduciosa e coraggiosa, intelligente e riflessiva, accogliente e materna.

Il giorno della loro partenza ho provato indubbiamente tristezza, tuttavia confesso che dentro di me nutrivo la speranza di un rientro abbastanza veloce in Italia. E’ così, immaginavo che non ce l’avrebbe fatta, solare com’è, a reggere le piogge monsoniche della lontana Cina, il caldo umido insopportabile dell’estate asiatica, e poi le difficoltà legate alla lingua… e la sua passione alla lettura avrebbe trovato sfogo in un paese così ricco di censure?

Mi sbagliavo, è riuscita a demolire ogni mia più oscura previsione, è riuscita ad affrontare disagi, problemi e diversità, per creare una piccola isola felice con suo marito e i suoi figli, trasformando complicazioni in sfide, osservando un paese pieno di contrasti con occhi genuini, umili ma al tempo stesso obiettivi e onesti.

Diversa da me che avrei trovato probabilmente scoraggiante ogni minimo intralcio quotidiano in un paese così culturalmente diverso e lontano dal nostro…mangiare cibi sconosciuti, farsi capire, accettare dissomiglianze e contraddizioni, perfino gestire la mancanza del cielo con nuvole bianche e soffici dei paesaggi italiani di provincia, che tanto ti danno il sapore di casa.

Lei no, lei prepara la ricotta, la pasta e il pane fatto in casa, aderendo perfettamente allo spirito di adattamento che tanto le invidio, senza spogliarsi mai dell’italianità di cui è innegabile portatrice.
Si adatta, modifica le situazioni e le ridipinge a suo vantaggio, non le ostacola, le accetta e le vive. Mi manca, così come mi mancano i normali rassicuranti rumori quotidiani che filtrano dalle sottili pareti delle case moderne e che ti danno il senso della presenza. Mi mancano i suoi figli che giocano assieme al mio, tirandosi la palla dal giardino al balcone, decapitando fiori e rischiando di rompere un vetro in qualsiasi momento, mi mancano i pranzi e le cene improvvisate, le urla, gli schiamazzi e la certezza che a pochi scalini c’è una persona così diversa da me da esserne incredibilmente compatibile.

Affinità elettiva? Non lo so, ma mi piace guardare il mondo anche attraverso i suoi occhi. Quanto mi manca Mammagolosa.


Violadinverno

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