giovedì 14 agosto 2008

BOULE DE NEIGE



Nessuno di noi conosce fino infondo le persone che ci sono vicine, ognuno di noi ha un suo angolino “misterioso”, e quell’angolo va rispettato, qualcuno non crede che possa esistere e lo scopre troppo tardi.

Dietro i  tanti libri riposti in bell’ordine sulle mensole, un giorno, in cui aveva trovato la forza di sistemare le cose dell’uomo che aveva diviso con lei la vita, e che se ne era andato all’improvviso, troppo in fretta, senza che lei se ne potesse rendere conto, una vita intera era scappata via da quell’uomo, in un lampo, qualche secondo e lui non c’era più.

Si ritrovò da sola nella loro casa, senza neanche la forza di aprire alcune porte, le sue porte, i primi tempi passarono nel dolore e nello sgomento, cercando conforto nella filosofia e nella religione, e infine nella famiglia, i figli ed i nipoti, lui avrebbe vissuto per sempre attraverso di loro.

Un giorno riuscì ad aprire una di quelle porte, per occuparsi dell’ingrato compito di sistemare le sue “cose”, quelle cose che restano oltre la morte, le cose che sopravvivono, cosa tenere, cosa regalare, toccare quelle cose dopo di lui, la facevano sentire un po’ fuori posto, quello era il suo spazio, e lui non voleva che lei riordinasse quella stanza, anche se lei ogni tanto entrava a spolverare velocemente, lui se ne accorgeva, ma faceva finta di niente.

I suoi libri, i suoi amati libri, anche a quelli doveva essere data una nuova dimora, lei in quella casa, da sola, non ci voleva stare, i suoi libri dovevano essere impacchettati, nel prendere i primi volumi per riporli negli enormi scatoloni, si accorse che dietro i libri, luccicava qualcosa, qualcosa che rifletteva la luce invernale che entrava dalla finestra, lentamente i libri finivano nello scatolone, rivelando una piacevole sorpresa, dietro ogni fila di libri, che lei ormai buttava sul pavimento in modo quasi convulso, suo marito aveva nascosto per anni, delle palle di neve, le “boule de neige”, quei piccoli meravigliosi mondi racchiusi, in una sfera di vetro, tanti piccoli paesaggi, Londra, Parigi, Shanghai, Mosca, New York, Amsterdam, Tokyo, Madrid, ma anche città italiane, tutti luoghi in cui era stato per lavoro, souvenir comprati in aeroporto, e nascosti in valigia, e poi nuovamente nascosti dietro i preziosi ed intoccabili libri.

Erano decine, tantissime erano con i paesaggi, ma altre con  Babbo Natale sotto copiose nevicate, alcune avevano un carrillion, altre delle lucine, alcune con teneri orsetti, altre con i Taxi newyorkesi, altre ancora con funghetti, fate, pinete, delfini, piramidi, altre ancora con i taxi londinesi, sirene e troll.

Un mondo intero dietro i suoi libri, come non si fosse accorta in tanti anni di questa collezione restava un mistero, rispettava i suoi spazi, ed era stata in quella stanza sempre sentendosi un po’ fuori posto, era l’ufficio domestico in cui si chiudeva per le telefonate importanti, per il lavoro che si portava anche a casa, non bisognava bussare per entrare, ma quando si chiudeva lì voleva essere lasciato tranquillo.

Immaginava suo marito, in giacca e cravatta, che sceglieva la sua palla di neve, in uno dei tanti aeroporti in cui era passato per lavoro, che parlava con la commessa chiedendole di imballarla bene, magari diceva che era un regalo per i figli, e poi il piccolo mondo innevato, arrivava a casa, e veniva nascosto, perché nasconderle? Lei si chiedeva questo, perché non avevano condiviso quei paesaggi?

La prima boule della collezione, forse era proprio per lei, e poi non aveva avuto il coraggio di donargliela, come se quel dono fosse stato troppo frivolo, per l’uomo che era, per l’immagine che si era costruito, ma lei sapeva che lui volava con la fantasia oltre i vetri dell’ufficio, oltre lo schermo del computer, che quello che veramente amava del suo lavoro, era la possibilità di viaggiare, di guardare tante realtà lontane dalla loro, di guardare negli occhi persone tanto diverse tra loro.

In quelle boule si portava a casa un pezzetto di quei paesaggi, guardando attraverso quelle sfere continuava a viaggiare, forse voleva realmente donargliele, e poi è mancato il coraggio di condividere una frivolezza, un pensiero semplice.

Le boule erano tante, alcune molto belle, lavori artistici di grande pregio, altre, forse le prime della collezione, piccole, in plastica, lavori dozzinali da negozietto di souvenir, quelle le avrebbe tenute lei, erano forse le più preziose, ci avrebbe guardato dentro ed immaginato le storie che poteva immaginare lui, le altre le avrebbe regalate ai figli, raccontandogli anche una bella, bellissima storia, un’eredità inaspettata, un angolo di tenerezza nascosto da libroni “pesanti”, una tenerezza che non aveva avuto la forza di essere condivisa.

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