lunedì 21 aprile 2008

Profumi d'infanzia



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  Una piazza piccola e trafficata, abbracciava una fila di austeri palazzoni antichi, dalle finestre si vedeva il mare, e un pescivendolo mostrava orgoglioso la sua merce appena pescata, la fontanella rinfrescava i pomeriggi degli scugnizzi che non la usavano solo per bere ma anche per schizzarsi addosso l’acqua e risollevarsi dalla calura estiva. Il pezzo di mare di fronte alla piazza era ingombra di possenti mercantili, enormi blocchi ferrosi che riuscivano a galleggiare nonostante tutto, le mie conoscenze da bambina me lo facevano sembrare quasi una magia.
In un angolo della piazza un forte portone di legno si apriva su un mondo magico.
La pasticceria del mio papà.
Il mio papà profumava di zucchero e cannella, le sue mani erano grandi e morbide, impastavano burro e farina, cucinavano la crema che aveva il colore del sole e la fragranza della vaniglia, la cioccolata di cui si sporcava il grembiule sapeva di allegria, la macchina con la quale ci recuperava sempre troppo tardi da scuola sapeva di dolci appena sfornati, ed era polverosa di farina, i nostri grembiuli si sporcavano irrimediabilmente, ma noi saltavamo nei sedili posteriori e ci accoglieva un profumo gioioso e paterno.

DOLCIUMIIl laboratorio era grandissimo ci volevano almeno 100 passi di bambina per percorrerlo tutto, i banconi di marmo lucido si estendevano placidi e sereni, negli anni hanno accolto le torte ed i dolciumi per tante occasioni, matrimoni, battesimi, lauree, quanta gioia passa dentro una pasticceria quanta felicità esprimono i dolciumi.
I grandi forni ci regalavano schiere di sfogliatelle fragranti, e di babà che aspettavano di essere immersi nel rhum, di pastiere profumate di fiori di arancio, mentre sul davanti la gente entrava per un caffè e una pasta.
“Vado da mammà…due pastarelle non le vuoi portare”
“Don Ciccio, ‘na guantiera per dieci persone, fammela abbondante, i Vostri dolci ‘so troppo buoni”
“Figlieme si sposa ‘o mese venturo…’na bella torta, grande, bianca, bona assai”
Le vetrine accoglievano i dolci in vassoi lucidi e ordinati, in attesa del prossimo avventore, sulle vetrine barattoli di vetro scintillante pieni di caramelle colorate e di confetti immacolati, stavano lì a ricordarti che non si potevano toccare, bisognava chiedere il permesso e solo dopo che lui ti aveva detto di sì, tirava giù il barattolo ed apriva il coperchio per farti infilare dentro la mano.
VETRINA
Un mondo variegato ed allegro attraversava ogni giorno la nostra vita, papà con il suo camice sporco e profumato era il signore del castello di pan di zucchero, e noi due bambine fortunate, potevamo giocare a nascondino tra i sacchi di farina e di zucchero, mettere le mani negli impasti e preparare dei biscotti, per poi costringere ad un assaggio tutti i malcapitati, ma papà ci ha sempre guardato con orgoglio anche se qualcuno andata via con l'aria bonariamente delusa dalla nostra prova di pasticceria, e soprattutto potevamo mangiare le brioches appena sfornate.
PAPA

In pasticceria si festeggiano le nascite, i matrimoni, le lauree, i successi sul lavoro, nei dolci si investono le speranze di una piacevole domenica, ma la pasticceria del mio papà era anche il centro della piazza, passavano i ragazzini prima di andare a scuola, le signore che aspettavano l’arrotino, quelle che volevano un consiglio sui numeri del lotto, i pescatori dopo la notte passata in mare a bersi il caffè e ad omaggiare con un po’ di pesce quell’uomo pacioso, che li aiutava nei momenti di necessità, che regalava il latte da portare ai piccirilli, passavano gli operai dei cantieri con le mani screpolate e callose prima di ricominciare la giornata, trovavano sempre un sorriso e un augurio di una “Bona ‘jurnata”. Alla fine della giornata passava anche un cane randagio che aspettava sulla porta fino a che mio padre non gli regalava qualcosa da mangiare, hanno avuto un appuntamento fisso per più di dieci anni.
  Un’umanità variegata e sincera, che ritrovava le proprie radici nel luogo magico dove tutto nasceva, dove era tutto colorato e profumato di buono.

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