giovedì 28 febbraio 2008

Il mio pasticcere preferito


C’è un posto in questa fredda provincia del nord, che mi fa sentire un po’ il calore di casa, mi fa sentire accolta, si tratta di una piccola pasticceria situata in una viuzza laterale non troppo frequentata.
Da fuori non sembra un gran che, la vetrina esterna e decorata con poche scatole di cioccolatini sbiadite dal sole, si intravede l’interno anch’esso molto sobrio e spartano, il bancone del bar si trova infondo al locale, mentre  la vetrina con i dolci te la ritrovi frontalmente all’entrata.
Se non ci si ferma alle apparenze e si trova la voglia di entrare, una volta varcata la soglia, sei inebriato dal profumo che proviene dal forno caldo, si sente proprio l’odore delle cose buone, buono il burro, genuine le uova, c’è profumo di cannella e fiori d’arancio, di vaniglia e di cioccolato, essenze sane di chi lavora scegliendo con cura le materie prime.
E’ una pasticceria napoletana, trovi tutti i dolci tipici, le sfogliatelle, la pastiera a Pasqua, le zeppole per S.Giuseppe, il babà, i roccocò e i mostaccioli per Natale, i torroni per i morti, una gioia per il palato e per gli occhi, oltre alla confortante sensazione che le tue tradizioni possono comunque continuare anche così lontano da casa.
Sulle mensole dietro la vetrina dei dolci ci sono delle mensole, sulle quali troneggiano vecchie scatole di biscotti “OreLiete”, un mezzo busto in pietra lavica del grande Totò, e una targa, in ceramica di Vietri, che rappresenta la Napoletanità del posto, la targa recita: “chi vo’ male a o’ pasticcere s’adda carià i denti c’a pastiera”.
Oltre alle tipicità ci sono anche dolcini un po’ più piccoli, cannoncini, sfoglie di mele, tortine con frutta di bosco.
“…dobbiamo accontentare tutti, qui al nord so’ sempre a dieta…so’ capaci di mangiarsi mezzo babà..”
Lo dice come fosse quasi un offesa personale, mentre io apprezzo ed invidio le persone morigerate…
“…mezzo babà…mentre quando vedo a te mi arrecreo…”
…e per forza, bevo almeno due caffé, e una sfogliatella intera, non me la leva nessuno, oltre al vassoio che mi porto sempre a casa.
Un luogo di accoglienza, di gentilezza e di affetto spontaneo…
“…comm’ stann’ e creature…salutami a mammà…bona jurnata saluta a casa…”
…un posto che mi riconcilia con il mondo, un posto che mi sa di casa, e che mi riporta a quando ero bambina e stavo sulle punte dietro il bancone della pasticceria di papà, per riuscire a vedere oltre…ma questa è un'altra storia….ve la racconterò….

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