lunedì 28 gennaio 2008

La Nonna Maria


La nonna Maria, buonanima, era una persona antica, una persona che si preoccupava del benessere fisico delle persone, piuttosto che della pace della loro anima, come prima cosa ti chiedeva se avevi mangiato, e se rispondevi di sì, comunque ti chiedeva se avevi ancora un po’ di fame. La sua casa era molto grande dagli alti soffitti decorati, l’odore predominante era quello della crema di cera d’api che passava giornalmente sui suoi mobili, era arredata con una mescolanza di oggetti antichi, c’erano vecchi carillon, che facevano la gioia di me bambina, mi incantavo a guardare le ballerine che volteggiavano davanti al piccolo specchio, poi c’era un porta sigarette, sembrava una piccola giostra tutta decorata con giapponesine vestite con splendidi kimono, appena sfioravi il piccolo uccellino dorato appollaiato sulla cupola della giostra,si apriva suonando una dolcissima musica.Adossati alle pareti, imponenti orologi a pendola, suonavano ad ogni ora,scandendo quel tempo che per me restava immobile soffocato nella calura estiva del sud. Sugli antichi mobili lucidissimi un paesaggio di statuine colorate di ceramica di Capodimonte: damine, cacciatori con il cane, vasi di fiori, e cestini di frutta. Una meraviglia per ogni bambina, che come me si sentiva una principessa, passavo le mie ore pomeridiane, seduta su un divanetto di broccato rosso, tra gli aromi del caffé, e il vociare delle telenovele argentine, con lei che mi pettinava i lunghi capelli neri, che erano più il suo orgoglio che il mio, mi faceva tantissime piccole treccine, che mi tiravano il cuoio capelluto in maniera insopportabile e dolorosa, ma ad ogni mio lamento lei mi ripeteva come un mantra, con il suo accento da Napoli chic: “Chi bella vuol sembrare, un po’ di male deve passare…hai capito creatura mia”, non ero troppo sicura di voler sembrare bella, ma sopportavo stoicamente perché per me lei era qualcosa in più di una nonna, era una donna bellissima, profumata come un cesto di bucato asciugato al sole, solare come una giornata d’estate di fronte al nostro bel mare che guarda il Vesuvio, con i suoi meravigliosi capelli rossi e il suo seno prosperoso e materno, una donna forte che ci ha dedicato tante ore della sua vita, anche se in realtà non era realmente la nostra nonna, era una vicina di casa, che io e mia sorella abbiamo eletto come tale quando la nostra nonnina non c’era più e la mamma era troppo impegnata con il lavoro. Una solidarietà familiare che probabilmente possono capire solo le persone che hanno vissuto in uno di quegli antichi palazzi, affacciati sulle belle strade di Napoli. Uscivamo con lei a fare la spesa, ed era sempre un avventura meravigliosa, ci aggiravamo tra le bancarelle di frutta e verdura del mercato, e lei toccava, annusava, contrattava, raccomandandosi che tutto fosse fresco, non tanto per lei, ma perché lo dovevano mangiare le “creature”, (io e la mia sorellina), facevamo il giro di tutti i negozietti abituali, dal fornaio ci dava sempre un po’ di pane, dal salumaio ci faceva mangiare un po’ di prosciutto….quindi quando arrivavamo a casa eravamo già abbastanza sazie, ma lei imperterrita di fronte ai nostri “…non ho fame…”, andava in cucina, e dopo un po’ cominciavano ad arrivare gli aromi di cibi conosciuti, parmigiana di melanzane, frittata di patate, pasta al sugo con le costine di maiale, gattò di patate, pasta fagioli e cozze, aromi di basilico, olio, origano,aglio, pomodorini freschi  e potrei continuare per molto ancora.
All’ora di pranzo, arrivava anche la famiglia vera, il nonno, i due figli, e qualche volta anche i veri nipoti, la tavola rotonda si apriva per far posto a tutti, la tovaglia fresca di bucato la vestiva a festa, tutti aiutavano ad apparecchiare, e in un attimo calava un silenzio beato, interrotto solo dal telegiornale…naturalmente lei non si sedeva mai, serviva tutti almeno due volte, poi portava il secondo, la frutta, fino a quando non metteva su il caffé e lo portava in tavola nello splendido vassoio d’argento, lei non si sedeva…poi però si godeva il suo caffé, chiacchierando un po’ con tutta la famiglia, che ormai era sazia e contenta. Una donna antica, una donna che guardava le cose per quello che erano, senza poesia magari, ma con la concretezza dell’affetto fisico, fatto di grandi abbracci, fatto di nutrimento, di cassettoni pieni di biancheria e di centrini sul tavolo… 

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